Il fato dell'energia.

Ghiacci glaciali, surriscaldamento e divinazioni.

Stefano Cagol

27 maggio - 30 ottobre 2022

 

Il 27 maggio nelle splendide sale di Castel Belasi apre “Il Fato dell’Energia”, mostra personale di Stefano Cagol a cura di Emanuele Quinz. L’artista trentino riconosciuto a livello internazionale porta il visitatore in un viaggio visionario tra metafore universali, riti contemporanei, ghiacci e diluvi attraverso molteplici linguaggi, dal video alle installazioni, spaziando da rari lavori dell’inizio della carriera all’opera ora presente alla Biennale di Venezia, vera sorpresa in mostra.

“IL FATO DELL’ENERGIA. Ghiacci glaciali, surriscaldamento e divinazioni” di Stefano Cagol presenta un esteso e inedito excursus nella sua consolidata ricerca – da poco premiata dall’Italian Council del Ministero per i Beni Culturali – attraverso una ventina di opere, video, fotografiche, luminose, sonore e installative, da quelle più recenti fino a lavori datati tra metà anni Novanta e inizio anni Duemila, testimoni dello spirito coerente e anticipatore di questo artista, da sempre impegnato a sviscerare e distillare attraverso un linguaggio evocativo complesse questioni dell’oggi e del nostro stare nel mondo, tra fenomeni naturali e impatto delle nostre scelte.

L’opera che dà il titolo alla mostra è il video “The Fate of Energy” del 2002, che apre ai molteplici significati del termine energia, al tempo stesso generatrice e distruttrice, rimandando a sua volta a un capitolo del “Saggio sui fenomeni estremi” del filosofo Jean Baudrillard e risultando quanto mai attuale, così come “Monito. Monition. Mort Nucleaire” del 1995.

L’opera esposta più recente – e quella più attesa – è “Far before and after us”, che Cagol ha creato per la Biennale di Venezia, dove l’espone all’interno della mostra dello stato di Perak-Malesia su simbiosi indigena e narrazione della natura (agli Archivi della Misericordia fino a novembre), come unico artista internazionale invitato insieme a sei artisti malesi. Nel video, protagonista è un rituale contemporaneo, sospeso tra oscurità e luce, fuoco e ghiaccio, miti del passato, incertezze del presente e sfide di futuri al di là del tempo e dello spazio. È stato realizzato in una valle dolomitica, la Val di Tovel, poco lontano da Castel Belasi e dallo stesso studio dell’artista, che da quasi vent’anni ha deciso di vivere in Val di Non.

Una chiave di lettura biografica individuata nel legame con le Alpi è l’altra grande novità di questa mostra, la prima che Cagol tiene in Val di Non.  Lo sottolinea il curatore Emanuele Quinz – basato a Parigi, con volumi pubblicati da Quodlibet, Sternberg Press e Mimesis – affermando che “Queste opere da una parte rivelano un legame profondo con il territorio delle tue origini, e dall’altra esplicitano la funzione di denuncia dell’artista”. Cagol ammette di considerare le Alpi “una delle espressioni naturali che più chiaramente ci fa prendere coscienza dell’idea di tempo” e dichiara di essersi ispirato a quelli che un tempo il padre gli mostrava come “i ghiacci eterni”, ora quasi spariti, quando ha pensato l’opera per il Padiglione nazionale delle Maldive alla Biennale di Venezia del 2013, “The Ice Monolith”, allora uscita su New York Times e BBC ed entrata nell’immaginario collettivo tra gli interventi artistici attenti a questi temi.

Fanno da contraltare opere frutto di lunghi viaggi di ricerca e creazione, nelle quali lo stesso elemento del viaggiare è entrato a far parte della pratica artistica di Cagol, divenendone un tratto distintivo. In mostra è il progetto “The Time of the Flood” che guarda al diluvio come summa di tutti gli sconvolgimenti e profeticamente è stato cominciato nel 2019. La serie di opere video che lo compongono è presentata in questa occasione per la prima volta in Italia, dopo la premiere al CCA Center for Contemporary Art di Tel Aviv lo scorso anno. L’altra opera fondata sul viaggio è “The End of the Border” che portò Cagol nel 2013 per la Barents Art Triennale nell’Artico sul confine tra Norvegia e Russia, dove le autorità russe hanno negato che un raggio di luce attraversasse il confine.

Difficile dire qual è l’opera più blasonata in mostra, sicuramente quella più vista è il video della performance “Signal to the Future”, che nel maggio 2020 in piena pandemia è stato rimbalzato da innumerevoli tv di tutto il pianeta raggiungendo l’enorme audience di oltre 430 milioni di spettatori.

Nel 2022, Stefano Cagol, oltre a partecipare alla 59. Biennale di Venezia, prende parte alla serie "La Scienza a regola d’Arte" della IBSA Foundation in collaborazione con il museo MASI di Lugano, cura il progetto "We are the Flood. Piattaforma liquida su crisi climatica, interazioni antropoceniche e transizione ecologica" del MUSE Museo delle scienze di Trento, a Bergen in Norvegia sarà artista in residenza a BEK e in mostra alla Kunsthall 3.14, e la Galleria d'Arte Moderna di Verona gli dedica (fino al 30 settembre) la Primaparete.

La mostra a Castel Belasi rimarrà aperta al pubblico fino al 30 ottobre.

 

Project Room - a cura di Mariella Rossi

24 giugno -  30 ottobre 2022

 

Collegata alla mostra personale di Stefano Cagol, a Castel Belasi viene proposta anhe una project room dedicata a mostre personali di artisti under 35.

La programmazione 2022 pone l'attenzione sul linguaggio della pittura, capace di esprimere l’oggi attraverso una sensibilità attuale e di ampliarsi attraverso modalità installative specifiche. Protagonisti sono quattro artisti nati tra il 1992 e il 1997 in Trentino, ma attivi anche fuori dalla regione, il cui percorso, malgrado la giovanissima età, è già stato premiato da riconoscimenti e partecipazioni di rilievo.

CALENDARIO MOSTRE 2022 DELLA PROJECT ROOM:

1) Giovanna Bonenti: 25 giugno – 27 luglio (opening ven. 24 giugno)

2) Paola Boscaini: 31 luglio – 31 agosto (opening sab. 30 luglio)

3) Stefania Mazzola: 4 settembre – 6 ottobre (opening sab. 3 settembre)

4) Aldo Valentinelli: 8 ottobre – 30 ottobre (opening sab. 8 ottobre)

 

MOSTRA "Beata gioventù. Da Faganello a Instagram"

24 giugno -  30 ottobre 2022

 

Un progetto multimediale tra fotografia e culture giovanili.

Nell'Anno europeo della gioventù, un percorso in tre passi collega Flavio Faganello, cronista sensibile e attento ai cambiamenti che investirono il Trentino tra gli anni Sessanta e i Settanta del XX secolo, con il nostro tempo e le Instagram Stories; ne sono protagonisti i giovani di ieri e di oggi, fotografati mentre prendevano coscienza e nelle loro più recenti esperienze in trasformazione.

Dal 24 giugno al 30 ottobre 2022, la mostra Beata gioventù. Da Faganello a Instagram, promossa dalla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento e dal Comune di Campodenno, con la collaborazione dell’Università di Trento e il patrocinio del Club per l’UNESCO di Trento, metterà a fuoco suggestivi aspetti di storia e evoluzione delle culture e dei mondi giovanili nella cornice del complesso restaurato di Castel Belasi, valorizzato come centro di cultura fotografica e sede espositiva dell’Archivio fotografico storico provinciale.

A Castel Belasi, le fotografie di Faganello, accompagnate da stralci delle canzoni dell'epoca in quanto potenti veicoli di espressione, identificazione e aggregazione, saranno poste in dialogo con una scelta di immagini del progetto "Ti conosco mascherina" del Centro Cultura Fotografica@Trento e con le fotografie raccolte attraverso il concorso fotografico amatoriale promosso in collaborazione con la Pro Loco Castel Belasi di Campodenno. Il progetto invita così ad estendere la riflessione al nostro tempo e alla generazione Z, segnata dalla pandemia, che ha stravolto la vita dei giovani ancora più radicalmente rispetto ad altri gruppi demografici; il confronto contribuirà anche a mettere a fuoco le funzioni sociali del medium fotografico nell'epoca della rivoluzione digitale e del selfie, in un contesto che ha rimesso profondamente in discussione i concetti di giovinezza e adultità. 

La proposta, pensata e realizzata da un team intergenerazionale, si completa infine attraverso il parallelo racconto per immagini proposto, con particolare attenzione ai linguaggi e alla sensibilità del pubblico dei coetanei, da un trio di studentesse universitarie attraverso il profilo Instagram dedicato @mostra_castel_belasi.

Per info: Soprintendenza per i beni culturali Tel. 0461-496616 | 0461-492100  | e-mail sopr.beniculturali@provincia.tn.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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